Kinshasa (Agenzia Fides) – “Voi che avete l’autorità di provocare la guerra, per favore smettete di alimentarla nel nostro Paese”. È l’appello lanciato alle grandi potenze da 40 giovani di Bukavu, il capoluogo del Sud Kivu, conquistato dai ribelli dell’M23 con l’appoggio delle truppe ruandesi il 16 febbraio (vedi Fides 17/2/2025)).
Nella lettera pervenuta all’Agenzia Fides i giovani mettono in luce l’ipocrisia di chi da dietro le quinte alimenta il conflitto nell’est della Repubblica Democratica del Congo, servendosi del Ruanda. “State usando questo piccolo e povero Paese, il Ruanda, per sterminare i congolesi del Kivu e rubare i minerali che vi si trovano. Fingete di essere degli umanitari che vengono ad aiutarci con il cibo, quando siete voi a creare guerre e carneficine nella nostra regione”.
Da decenni il Ruanda con il pretesto di combattere le FDLR (Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda, eredi del vecchio regime responsabile dei massacri del 1994), e di proteggere le popolazioni congolesi ruandofone, interviene nel Nord e Sud Kivu, sia direttamente con proprie truppe, sia indirettamente appoggiando formazioni armate come l’M23. Il tutto per impossessarsi delle risorse minerarie congolesi (poi esportate dal Ruanda versi i mercati internazionali a benefico delle industrie ad alta tecnologia mondiali) come ricordano i giovani di Bukavu nella loro lettera. “Se volete beneficiare dei nostri minerali, venite ma rispettate la vita umana. Perché ci perseguitate in questo modo?”. “Ci dite di dialogare, ma come possiamo farlo quando bramate la nostra ricchezza? Unitevi ai Congolesi per cercare l’unione nella pace e nel rispetto di ogni persona. Non comprate i minerali rubati al nostro Paese, non comprate il sangue dei Congolesi: il nostro sangue ricadrà sul Paese che accetta che venga versato”.
La lettera conclude rivolgendo un appello ai “nostri fratelli e sorelle giovani del Paese”: ““Un solo Dio, il Padre di tutti”, che ci vede tutti come suoi figli, ci ama senza distinzione, vuole la nostra felicità e ha progetti di pace e non di afflizione. Da dove vengono le guerre, le divisioni, l’odio? Dall’egoismo degli esseri umani, che cercano i propri interessi e hanno perso il senso del bene. Il mondo passa velocemente, siamo venuti al mondo a mani vuote e ne usciremo a mani vuote. Per raggiungere la pace, occorre amore, perdono, dialogo, comprensione, riconciliazione”.
“In questo momento difficile, è solo Dio che rimane per noi. Non abbiamo paura: Dio non ha mai fallito. Teniamoci per mano. Stiamo attenti a quello che diciamo in pubblico, non tradiamo il nostro Paese unendoci ai nostri invasori per denaro. Insieme troveremo il modo di riportarli nel loro Paese. Restiamo uniti per non dipendere dai Paesi che utilizzano i nostri minerali”. (L.M.) (Agenzia Fides 5/4/2025)
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